“La cucina è istinto. Ma non del tutto. Si parte sempre da una sensazione, da ingrediente che ti ha colpito. Ma poi si sperimenta. L’obiettivo è valorizzare qualcosa che ti piace o piace a chi è seduto a tavola.”


                                          Carlo Cracco

Carlo Cracco

C’era una volta l’uovo di Colombo, c’è oggi l’uovo di Cracco. Una ricetta che è una delizia e un marchio di fabbrica. Frutto della capacità di sperimentare che caratterizza uno dei cuochi italiani più famosi di sempre: il vicentino Carlo Cracco.

La sua cucina è forse la più creativa tra quelle celebrate a Milano, capitale dei fornelli italiani. Ha poco più di 20 anni quando entra nello staff di Gualtiero Marchesi, l’uomo che semplicemente ha insegnato agli italiani a mangiare.

Dal ristorante di via Bonvesin della Riva a Milano, il ragazzo prodigio ne ha fatta di strada. Dal suo mentore Marchesi ha appreso la cura del dettaglio e la passione per l’innovazione. Chi lo conosce dice che il suo successo è merito di una determinazione non comune e di un culto per il lavoro assoluto. Ne sanno qualcosa da Ducasse a Montecarlo e da Senderens a Parigi, due templi della ristorazione dove il giovane Cracco si è ulteriormente irrobustito le ossa.

Le tre stelle conquistate dall’Enoteca Pinchiorri di Firenze negli anni ‘90 portano la sua firma. Non è una fiammata destinata a spegnersi nella gloria effimera. Cracco si conferma di nuovo sotto l’ala di Marchesi e fa il grande salto aprendo il suo primo locale: Le Clivie di Piobesi d’Alba. La stella Michelin ne illumina l’insegna appena un anno dopo.

Oggi il suo locale è a Milano, sotto le volte di vetro della Galleria Vittorio Emanuele e il suo nome è un brand mondiale. Il successo televisivo da Masterchef in poi è solo una conseguenza della capacità di Carlo Cracco di saper sempre stupire. Con la forza delle idee, con una personalità straordinariamente poliedrica e un approccio verso il pubblico fatto di stile e genuinità.

C’è lui dietro il successo travolgente del Dinner Club, la nuova serie on the road di Amazon Original che ha catturato milioni di italiani. Come? Raccontando la meraviglia della provincia. Nel piatto.

“Quello di «clima» è un concetto sfuggente, che non si presta a essere facilmente imbrigliato in regole fisse.”


                                          Luca Mercalli

Luca Mercalli

A Luca Mercalli va riconosciuto il merito, assolutamente non piccolo, di aver affrontato il tema del cambiamento climatico con un anticipo tale sui tempi che, se gli avessimo dato tutti retta allora, oggi forse non saremmo di fronte all’emergenza.

L’Enciclopedia Treccani dice che il metereologo e climatologo più famoso d’Italia ha studiato Scienze agrarie a Torino, conseguendo poi un master in Geografia alpina e scienze della montagna all’Université Savoie Mont Blanc di Chambéry.

Dopo un periodo di lavoro in Regione Piemonte nell’ufficio Agrometereologico, è stato nominato Presidente della Società Meteorologica Italiana. Mercalli ha un curriculum accademico impressionante quanto il suo impegno sul fronte della sostenibilità ambientale.

Una battaglia che combatte per tutti noi dalle pagine della rivista Nimbus, che ha fondato e dirige, Repubblica, La Stampa e Il Fatto Quotidiano. Oltre che in tv, con Scala Mercalli e Che tempo che fa. Straordinari successi di pubblico che sono altrettante vittorie strategiche per la consapevolezza ambientale del Bel Paese.

Divulgatore nato, Mercalli ha il dono di incantare raccontando il meraviglioso equilibrio della natura che l’uomo minaccia con comportamenti dissennati. Autore di numerosi bestseller, prima che Greta Thunberg portasse nel mondo il messaggio di un ecosistema in bilico da salvare, Mercalli ci ha reso tutti più consapevoli di quanto sia sbagliato e pericoloso il nostro stile di vita. 

“Oggi, se mi capita di passare per la piazza di Cavriago, mi torna in mente quando andavo ai comizi con la mia mamma, che mi teneva sulle spalle e mi faceva reggere la bandiera rossa, e sento di nuovo l’odore dei petali che spargevo con mio papà sul sagrato di San Terenziano.”


                                          Orietta Berti

Orietta Berti

C’è chi la conosce per il brano Mille che ha cantato con Fedez e Achille Lauro. Chi, a distanza di 51 anni, continua a canticchiare Finché la barca va. E chi se la ricorda attrice nei panni della cantante di liscio afona accanto a Ugo Tognazzi, in un perfido episodio del film ”I nuovi mostri”, capolavoro della commedia italiana. La stella di Orietta Berti non è maitramontata da quando, poco più che ragazzina, si fece notare nella sua Reggio Emilia la voce degna del Teatro Valli.

Alcuni numeri: 15 milioni di dischi venduti, 53 album pubblicati, 4 dischi d’oro, un disco di platino e due d’argento. Il successo non nasce dal caso e non bastano le doti canore per restare nel cuore del pubblico attraversando, con nonchalance e stile, più generazioni.

Orietta è Orietta e se ne sono accorti tutti. Verace, simpatica, materna, trasgressiva come può essere un personaggio pubblico che non ha dovuto costruire in laboratorio la sua personalità.

La tv è un regno che le calza a pennello, forse perché parla una lingua comprensibile a tutti e guarda alla vita con gli occhi di una persona qualunque. Genuina come lo gnocco fritto a Sanremo ha fatto faville sopra il palco e dietro le quinte, accattivandosi il pubblico senza ruffianate.

Dopo un’estate in abiti fluo e maxiocchiali avvolgenti, l’attende il ruolo di coach di The Voice Senior, il programma di Antonella Clerici che spaccherà il .palinsesto di stagione. Orietta è e sarà sempre Orietta.